PASQUA di PACE

 


Solo dalla Pasqua nasce la vita

Cari fratelli e sorelle, cari presbiteri, Buona Pasqua. “Il Signore della vita era morto, ma ora vivo, trionfa”, “Sì, ne siamo certi, Cristo è davvero risorto”, abbiamo cantato nella sequenza pasquale. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato conferma questa certezza della risurrezione. Il racconto dell’evangelista Giovanni ci ha ricordato che la Maddalena era andata al sepolcro e vide che la pietra era stata tolta. Da lì la sua corsa dal primo dei discepoli Pietro e da Giovanni. E la successiva corsa di Pietro e Giovanni al sepolcro: Giovanni arriva prima, ma è Pietro a entrare per primo nel sepolcro e a vedere i teli e il sudario in cui era avvolto Gesù posati per terra. Pietro da allora, con i suoi successori, oggi Leone XIV, confermano la fede nel Risorto. E nella predicazione di Pietro – come ci ha ricordato la pagina degli Atti degli Apostoli - al centro c’è la testimonianza della Pasqua, che Colui che è stato ucciso “appendendolo alla croce, Dio la ha risuscitato”, “costituendolo “Giudice dei vivi e dei morti”. Risorti in Cristo, con il Battesimo, ci ricorda l’apostolo Paolo nel brano ai Colossesi, il nostro sguardo sulle cose, sulla vita, ma anche i nostri gesti cambiano: l’odio si trasforma in amore, la violenza in pace, la vendetta in perdono. A Pasqua, in questa Pasqua in particolare – per usare le parole di S. Paolo VI - “È la pace la grande idea celebrativa dell'amore fra gli uomini, che si scoprono fratelli e si decidono a vivere tali” (Paolo VI, Messaggio Giornata mondiale della pace, 1971). Le parole di S. Paolo VI ci aiutano, in questo tempo di paura, di violenza, di odio, di guerra a vivere la Pasqua come tempo di riconciliazione e di pace. Cristo è la nostra Pasqua. Dimenticare la pace è dimenticare il Risorto. Tradire la pace è tradire il Risorto. La Pace è un dono nel cammino, nella storia di ogni giorno, oggi come ieri; la pace è una verità, che dobbiamo annunciare; la pace è uno stile di vita, lo stile di vita cristiano chiamato a “non uccidere”. In Lui ritroviamo lo stile di chi vuole essere operatore di pace. E’ lo stile di chi sceglie ogni giorno di riconoscere l’altro come un fratello, nel rispetto contro ogni atto di bullismo, di violenza verbale e fisica, di discriminazione. E’ lo stile di chi quotidianamente non vede negli altri i nemici, ma i fratelli e le sorelle, che cerca sempre la riconciliazione, uno dei doni, dei segni, dei sacramenti che preparano la Pasqua. E’ lo stile di chi scegli la nonviolenza, che non si arma in casa, che non gira con il coltello in tasca, che non veste la mimetica come provocazione, che sceglie il dialogo e la mediazione per risolvere i conflitti. E’ questo stile che cambia, anche se il cambiamento non sembra visibile ed eclatante, in realtà agisce nel profondo, alimentando ritmi e linguaggi nuovi, mettendo al primo posto la persona e la sua dignità. Senza la voglia di pace non celebriamo la Pasqua: perché non riconosciamo nel Crocifisso il vincitore della morte; non riconosciamo nell’Uomo dei dolori i dolori degli altri; non riconosciamo nel pianto delle donne il pianto di tanti madri in Ucraina, in Palestina, in Iran e in tanti Paesi del mondo dove c’è la guerra; non riconosciamo nel sepolcro vuoto che Cristo vive, è risorto. Solo dalla Pasqua nasce la vita. Solo nella Pasqua, immergendosi nell’acqua del Battesimo, riconciliati con Dio e i fratelli e le sorelle e nutrendoci al Pane di vita, riceviamo la grazia di una vita nuova, di una nuova storia. Auguri di Buona Pasqua a tutti: a tutte le famiglie, a chi soffre perché possa sperare, a chi è umiliato perché possa perdonare, a chi è solo perché ritrovi un amico, a chi non ha una casa perché trovi una città aperta. Buona Pasqua di pace.


Comacchio-Ferrara 05/04/2026

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